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lunedì 24 settembre 2018

Oltre

E' ormai noto agli evoluzionisti che l'intelligenza è il prodotto dell'evoluzione (che risponde ciecamente alle Leggi Eterne che l'hanno generata), e non ne è la causa.
L'intelligenza - ma più esattamente la coscienza -  è qualcosa che è stata introdotta come nuovo ingrediente nell'impasto che, avendo generato la vita organica, l'ha fatta poi lievitare fino ad un livello tale da sopportare, in alcuni individui a ciò preparati, il suddetto innesto. Questi individui hanno poi trascinato con sé l'intera specie umana.
Questo processo è di nuovo in atto, ed è quindi oggi molto importante essere tra quelli che saranno preparati a sostenere il successivo innesto. Di cosa? Gli evoluzionisti dicono che certamente ci sarà un'evoluzione, ma altrettanto certamente la scienza sa che è impossibile prevederne gli esiti.
Per la scienza darwiniana l'uomo fu la scimmia oltre la scimmia... l'uomo oltre l'uomo non si sa come e cosa sarà, ma ci sarà certamente, un uomo oltre l'uomo.

lunedì 17 settembre 2018

Sul perdono

Se vi interrogate seriamente su cosa sia, nella pratica, il perdono vi sentirete smarriti fino a che non possiate formulare l'ipotesi che si tratti di rinuncia alla vendetta per un male subìto e quasi sempre irreparabile.
Epperò sentirete spesso dire ai perdonatori: non cerco vendetta, ma cerco giustizia! Il che equivale a dire: rinuncio alla vendetta privata, ed affido la vendetta alla comunità.
La giustizia (umana) è appunto una vendetta collettiva, che diventa, con ciò, legale.
Dunque la domanda è: esiste una giustizia che non preveda una vendetta? esiste una punizione che sia direttamente prodotta dall'atto iniquo, senza giudici di mezzo? una punizione del tipo: quel che faccio a te, lo faccio a me? Se ti ferisco, ne rimango ferito, se ti uccido mi suicido?
Se ci si convince che è proprio così, il perdono non ha senso. E nemmeno il senso di colpa, il giudizio, la vendetta...

www.pholeterion.it



domenica 16 settembre 2018

Epi- e palin- Genesi

Da poco si parla di una relativamente nuova scienza, l'epigenetica, che nasce dall'osservazione dei genetisti che, dato un patrimonio genetico espresso dal DNA, esso non costituisce un destino organico, ma è l'utilizzo che se ne fa a determinare tale destino.
E' un po' come se ciascuno, avendo a disposizione una enorme biblioteca, tanto vasta da non consentire che tutti libri che contiene possano essere letti nell'arco di una vita umana, scelga i volumi che corrispondono alle sue inclinazioni, prediligendo quelli umanistici piuttosto che quelli scientifici, o quelli letterari, o altro. Con queste scelta selettiva, l'individuo determina la successiva tappa evolutiva del suo genoma.
Ora, occorre domandarsi "chi" operi la scelta di alcuni volumi invece di altri; quale entità individuale abbia questa facoltà di scelta che è libera, cioè non determinata dal codice genetico che l'ha generato organicamente. Dove, e cosa, è questo Ente? Quale "coscienza" operativa e volitiva?
Tralasciando di esaminare a fondo questa faccenda, chi scrive si limita a considerare come non tutti gli individui abbiano questa facoltà decisionale; e che - tra quelli che ce l'hanno - alcuni la usino a scopi adattivi, ed altri - una netta minoranza - a scopi ultra-evolutivi, tali da prefigurare un Uomo oltre l'uomo.
Per questi ultimi occorrerebbe rispolverare un'altra scienza genetica, studiata soltanto in ambito tradizionale, che è la Palingenetica.
Chi scrive suggerisce che non più lo studio, ma l'applicazione di questa scienza, sia disponibile all'umanità soltanto da poco, mentre potrebbe esserlo stato ad alcuni rari viandanti della storia umana che - nel corso dei millenni - hanno creato le condizioni di base (forse agendo in modo... epigenetico) perché fosse per tutti, mentre ne tramandavano l'un verso l'altro i principi fondanti.
Esiste una genetica spirituale... e non è cosa astratta.

 INCONTRI DEL PHOLETERION 20
"La notte dei tesori svelati"          
  Ognuno è uno scrigno prezioso ma è sepolto così in profondità
da essersene dimenticato. 
In questa notte i forzieri saranno aperti per essere finalmente mostrati. 


un'occasione per trarre dai cassetti quelle espressioni artistiche, 

quelle confessioni del cuore fatte a se stessi,

quelle attitudini al bello e all'armonia,
per lasciarle vedere, senza ostentarle, ad amici che siano disposti a fare lo stesso.
La ricchezza dei talenti umani sepolti, che si rivela e rende ricchi...

DOMENICA 7 OTTOBRE 2018 - Orario: dalle 18:30
Vermicino (RM)

Incontro informale aperto a tutti su prenotazione
(per info e prenotazioni: pholeterion@fastwebnet.it)


lunedì 10 settembre 2018

Invito


 INCONTRI DEL PHOLETERION 20

"La notte dei tesori svelati"          

  Ognuno è uno scrigno prezioso ma è sepolto così in profondità da essersene dimenticato. 
In questa notte i forzieri saranno aperti per essere finalmente mostrati. 


un'occasione per trarre dai cassetti quelle espressioni artistiche, 
quelle confessioni del cuore fatte a se stessi,
quelle attitudini al bello e all'armonia,
per lasciarle vedere, senza ostentarle, ad amici che siano disposti a fare lo stesso.
La ricchezza dei talenti umani sepolti, che si rivela e rende ricchi...

DOMENICA 7 OTTOBRE 2018 - Orario: dalle 18:30
Vermicino (RM)

Incontro informale aperto a tutti su prenotazione
(per info e prenotazioni: pholeterion@fastwebnet.it)

Il tesoro nascosto di Como

domenica 9 settembre 2018

L'Amore è un'altra cosa

L'Amore è libertà, ed è l'espressione di libertà dei liberati.
L'Amore non è paura, non è bisogno, non è obbligo, non è senso di colpa, non è abitudine, non è legame, non è affetto, non è pietà, non è opportunismo, non è altruismo.
In qualsiasi atto umano si affacci uno di questi affioramenti dell'anima, ebbene si sia certi che in quell'atto non c'è Amore; e si sia certi della propria ipocrisia se si osa chiamarlo così.
L'Amore non è cosa che si possa "provare", ma è cosa che "prova"; è uno e totalizzante, tanto che ove c'è Amore non vi può essere spazio per nessun sentimento, ma solo per l'ardore, l'avvampare della passione che brucia ogni cosa, anche la carne. E che non è un sentimento...

sabato 8 settembre 2018

Liberazione

Dal punto di osservazione di chi scrive, si può constatare come molti dei malanni (psicologici e anche fisici) delle persone, derivino da relazioni (personali, sociali, affettive...) fondate sul reciproco sostegno e conferma delle proprie negatività. (considerate erroneamente come propria identità: "io sono fatto/a così").
Queste persone soffrono, ma sono come incatenate dalla relazione, e alla situazione che essa inevitabilmente genera, tanto che, data questa, è facile prevederne gli esiti infausti a breve, medio e lungo termine. Esiti che sembrano ineluttabili dal momento che la loro causa è anche il nutrimento principale dell'identità di chi ne è divorato. Per cui questi si vede costretto a scegliere tra due "morti" temute: quella per "fame" e l'altra per "avvelenamento".
Situazione dalla quale - dunque - sembra impossibile uscire, se non con una fuga, che però non è mai una fuga reale (ossia un allontanamento deciso, fisico e mentale dalla situazione e delle relazioni che la determinano accettando la solitudine) ed è quasi sempre una fuga nell'immaginario, nel sogno, nel sonno della coscienza: dipendenze varie, dunque, di ogni tipo (dal sesso, all'abuso di sostanze o abitudini ossessive) o derive misticheggianti e pseudo-religiose; oppure nella depressione apatica ed insensibilizzante, che funzioni da anestetico, come a volte fanno anche gli eccessi pericolosi ed adrenalinici.
In parole povere, al dolore dell'esistere si risponde con una sorta di bulimia generalizzata o all'opposto di anoressia, che è totale mancanza di desiderio di nutrirsi, di ap-prendere, quindi di crescere.
Tutto ciò è il prodotto - ripetiamo - di situazioni relazionali, certamente famigliari ma non solo.
Chiamiamo qui - con un eufemismo - "situazioni relazionali" quelli che sono invece semplici "legami", cioè catene, legacci, impedimenti... una persona legata in catene in una cella non può star bene qualsiasi cura le si pratichi, ed è facile prevedere che ammalerà e che non avrà condizioni per guarire dalla malattia se non a condizione della liberazione.
Ora, riflettendo a questo, potrà apparire come questa prigionia appartenga, in fondo, alla condizione umana in sé, concepita come è come somma di relazioni utili alla sopravvivenza (dell'individuo, del gruppo, o del sistema di relazioni stesso?).
E allora, la Liberazione in che consisterebbe? Sebbene non appaia ancora nella sua completa drammaticità (oscurata com'è dalla drammaticità degli esiti della prigionia) questa è la domanda che l'Uomo è ora costretto a porsi ed alla quale cercare urgentemente risposta. Non pare ancora, ma sarà presto questione di vita o di morte.

domenica 2 settembre 2018

Il crollo dei ponti

Vostro Padre e vostra Madre si sono separati, dopo un matrimonio durato millenni.
Come capita spesso, vostra Madre è rimasta nella casa di famiglia, e vostro Padre si è allontanato, andando a vivere lontano, in un mondo nuovo, dove ha iniziato a crearsi una nuova Vita.
Vi è stata data la possibilità di scegliere tra vivere con vostra Madre o con vostro Padre, ma quando è accaduto eravate piccoli, e avete preferito restare con la mamma; anche papà ha ritenuto fosse meglio così, all'epoca.
Ora siete cresciuti. Avete, durante tutto questo tempo, incontrato vostro Padre nei fine settimana, o qualche volta - più a lungo - durante qualche vacanza. Non lo conoscete molto, e non avete con Lui la confidenza tenera che vi lega a vostra Madre. Ora però potete scegliere dove vivere, e dovete lasciare la casa materna per farlo da soli, in autonomia.
Alcuni di voi fratelli hanno preso ad andare a trovare vostro Padre più spesso, e hanno valutato l'idea di andare a vivere nella sua zona, più a Nord; altri non hanno voluto lasciare sola vostra Madre neanche per un attimo, ritenendo che sia Lei ora ad aver bisogno di cure.
Siete molti, voi fratelli, ma siete tutti gemelli, e il vostro compleanno cade per tutti nello stesso giorno. Quel giorno, sia vostra Madre che vostro Padre reclamano la vostra presenza presso di loro per festeggiarvi, e sta a voi decidere da chi andare... così alcuni fratelli vanno dalla Madre, altri dal Padre.
C'è un ponte che unisce le due lontane città in cui vivono i vostri genitori, e questo ponte è improvvisamente crollato mentre stavate festeggiando; e così finché non sarà ricostruito - se mai lo sarà - ogni gruppo di fratelli resterà isolato dagli altri e dall'altro genitore.
Siete in questa situazione, ed è bene che vi chiediate da quale sponda del ponte vi troviate e presso quale dei due genitori d'ora in poi vivrete.
Non è stato il caso a deciderlo, ma voi stessi, quando avete deciso con chi avreste passato il giorno del vostro compleanno.
Ogni volta che attraversate un ponte, ricordatevi che potrebbe crollare prima che possiate tornare indietro.