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giovedì 27 dicembre 2018

La verticalizzazione delle dinamiche sociali

Qualcuno ha fatto acutamente notare come le categorie tradizionali del pensiero politico, quelle di Destra e di Sinistra, siano ormai state sostituite da quelle di Sopra e di Sotto, che rappresentano chi è molto ricco (di soldi e di potere) contro chi è molto povero (di entrambi).
La cosa prescinde da ogni ideale di uomo o società: è una mera questione di facilità o difficoltà a sopravvivere.
Dunque le Istituzioni, che erano state costituite (con la Costituzione, appunto) in modo che ogni Potere controllasse gli altri, al fine di garantire la democrazia, l'equità e la giustizia, se costituivano il migliore campo di gara degli ideali sociali, sono però un campo di gara orizzontale (destra e sinistra sono categorie dello spazio orizzontale), che oggi non riesce ad essere adeguato più di quanto una pista di pattinaggio artistico sia adeguata a una gara di arrampicata sportiva.
Per questo motivo si assiste a una inevitabile paralisi delle funzioni vitali delle Istituzioni, che sono semplicemente vanificate, perché non costituiscono più il luogo in cui si gioca la partita.
Come chi scrive ha avuto modo si far notare in più occasioni dal suo particolare punto di vista, l'oscillazione dialettica tra polarità si è spostata dal braccio orizzontale della croce (che non è un mero simbolo, ma un archetipo dei moti della Vita) a quello verticale, rispondendo alla generale tendenza (manifestatasi per questa fase negli ultimi trent'anni) di tutto quanto è a Sud a spostarsi verso il Nord (vedasi in questa chiave così le migrazioni, come i movimenti delle placche tettoniche, che sono prodotte dallo stesso movimento generale).
Sul piano sociale, però, quando la dinamica si svolge sull'asse verticale, le forze che stanno sotto tendono ad accumulare energia progressivamente, come avviene in una camera magmatica: sebbene sulla bocca del vulcano vi sia un tappo che per un po' regge, alla fine il tappo salta ed avviene un'eruzione.
Le dinamiche su l'asse verticale sono dunque quelle che producono le rivoluzioni e le contro-rivoluzioni autoritarie, e che finiscono per rispondere solo alla violenza di forze dirompenti e incontrollabili: cosa questa temutissima... (non la violenza, ma la perdita del controllo!).
E' vero che sembra che le forze magmatiche siano al potere, ma non è così: sono costituite da  arrampicatori sportivi che si arrampicano sul piano ghiacciato e orizzontale di una pista di pattinaggio. Pista molto molto scivolosa, e che - di certo - non condurrà mai in alto.
Si dice qui questo senza altro fine che osservare la verità apodittica di un processo la cui distruttività può essere contenuta solo dalla presa d'atto della sua ineludibilità. Al di là c'è una crescita certa; ma no del PIL, delle coscienze.

martedì 18 dicembre 2018

Profili

Ai bambini di quattro o cinque anni si insegna a colorare delle figure di cui esistono solo i contorni, "rimanendo nei margini". Questo insegnamento, che corrisponde secondo la pedagogia all'acquisizione di una capacità cognitiva, può avere due significati, che solo l'età adulta potrà rivelare: il riempire con attenzione dei vuoti lasciati da altri, e farlo secondo la propria intuizione di armonia e bellezza; o non superare i limiti o i confini da altri stabiliti,
Però, da tempo, è invalsa nel mondo del lavoro, l'abitudine di richiedere non più persone, ma profili, posizioni, figure... cosicché si chiede ad adulti di riempire di se stessi margini stabiliti da altri, e di farlo secondo le regole da questi stessi stabiliti: il rosso lì, lì il verde e lì il giallo... colorando la propria persona (che così diventa un vuoto di cui sono visibili solo i contorni) dei colori voluti. Di conseguenza, essendo invalsa anche l'abitudine di considerare lo studio come preparazione a un lavoro, esso diventa l'addestramento a riempire i profili; e allora non si sviluppano più le qualità degli studenti, né si ha alcuna cura della loro umanità, ma le si piegano alle esigenze delle posizioni più richieste. Questo modo di fare è ritenuto - dai politici e dagli imprenditori - virtuoso.
E infine, quando tutti i profili saranno riempiti (esisteva un test psichiatrico che si chiamava "Test delle figure da colorare"), non lo saranno da uomini, ma da competenze; con la stessa logica con la quale, dovendo acquistare una lavatrice, qualcuno sceglie tra le offerte del mercato, quella che ha le dimensioni e la capienza richiesta, e il miglior rapporto qualità/prezzo. Alla lavatrice non è richiesta umanità.
Il lavoro è la manifestazione dell'umanità, come l'uomo è la manifestazione di Dio. Una concezione del lavoro così, è una bestemmia.


venerdì 14 dicembre 2018

Conchiglie ed uragani

Quando un cucciolo (non importa di quale specie, comunque anche di quella umana) sopravviene al mondo, dispone (come ogni genitore constata) di una qualche tendenza innata che in somato-psico-energetica è chiamato temperamento, e che si distingue dal carattere perché - a differenza di quest'ultimo - la sua formazione non può essere attribuita a condizionamenti ambientali o relazionali.
A ben guardare, le tipologie di tali tendenze possono essere ridotte a due: la tendenza adattivo/conservativa e la tendenza evolutiva. Forse è stata l'osservazione di questo fatto a far distinguere a qualcuno tra Figli degli uomini (quelli con la prima tendenza) e Figli degli uomini che sono figli di Dio (gli altri).
In verità, la dialettica tra le due forze (complementari) è quella che sostiene ogni processo, sia biologico che  - di conseguenza - psicologico; così che, sebbene individualmente una delle due possa nettamente prevalere sull'altra, le due forze sono inscritte nel funzionamento stesso degli organismi.
Al di là però di questi aspetti operanti, esse hanno anche una loro oggettività assoluta che le mostra come funzioni, tanto che è possibile riconoscere nella femminilità e nella virilità le due manifestazioni più evidenti di esse. Ed è forse per questo che qualcun altro ha voluto vedere in ciascuno la coesistenza di anima ed animus, come archetipi psichici operanti.

La coesistenza e la interazione di queste forze è quella che determina la spirale, la stessa che produce la conchiglia e l'uragano: la conchiglia è buon simbolo di conservazione/adattamento, l'uragano di evoluzione drastica, capace di distruggere ogni cosa che gli preesista; nella conchiglia è l'evoluzione che chiede di essere conservata; nell'uragano è l'adattamento che chiede di essere stravolto perché ormai mortifero, prima che sia troppo tardi.
Ecco che, in condizioni estreme, deve per Necessità apparire il temperamento dei viventi, la loro consapevolezza di appartenere alla genìa dei Figli degli uomini o dei Figli degli uomini che sono figli di Diola loro coscienza di esprimere funzionalmente ed assolutamente una sola delle due forze con l'intero proprio essere, senza dialettiche o dinamiche interne; deve necessariamente, in altre parole manifestarsi di fatto un superamento della condizione umana che vive di queste dinamiche.




giovedì 13 dicembre 2018

Crème de la crème

I concetti di competizione/competitività, da cui discendono quelli di merito/meritocrazia, di concorrenza/libero mercato e di premio, sono intrinsecamente errati. Sebbene essi siano socialmente considerati come una sorta di legge morale, non corrispondono infatti con la necessaria coerenza a leggi naturali assai più grandi e determinanti, alle quali, volenti o nolenti, le società umane (e più estesamente "organiche") devono assoggettarsi.
L'élite, in natura, ha un compito che è di servizio: quello di realizzare in piccolo conoscenze concrete e salti evolutivi da estendere all'intera comunità di cui sono parte, secondo le regole della risonanza morfica. Quindi essa potrà avere come premio il solo raggiungimento di questo scopo, mancando il quale sarà invece rimarcata severamente, dalla natura stessa, la sua inutilità fallimentare.
I membri di una élite sono esseri al servizio, non privilegiati; anzi, in natura, vengono loro consegnati i compiti più difficili, gravosi e meno gratificanti, perché essi vivono per sperimentare evoluzioni, ed hanno a disposizione come laboratorio solo se stessi.
L'idea che una evoluzione sociale consista nella scoperta di nuovi strumenti tecnologici sempre più raffinati (ed inutili) da vendere, e che l'élite sia quella di chi è in grado di progettarli, è il prodotto di una monetizzazione delle qualità umane, ma non corrisponde ad alcuna legge naturale superiore; è destinata dunque a produrre effetti simili a quelli di chi costruisca grattacieli sulla spiaggia, mentre si innalzano i livelli dei mari.


mercoledì 12 dicembre 2018

Privi di Conoscenza

Chi scrive è tra quelli che ritiene che, quando un organismo vivente è così malato da essere in fase terminale, è compito di chi lo assiste non di tentare cure inutili, ma di accompagnarlo al meglio  e meno dolorosamente possibile al proprio esito.
Ora però, quando questo organismo vivente è l'Umanità stessa, accade che ogni cellula che lo compone, ancorché sia malata al punto da contribuire alla morte dell'organismo, ritenga invece che la morte dell'organismo produca la propria morte, e si impegni strenuamente nel tenerlo in vita sebbene sia ormai privo di Conoscenza.
Si assiste dunque a un paradosso: il vero malato (malato in sé, e capace di produrre dunque sinapsi relazionali malate con altre cellule, capace di ucciderne le più vitali, e di avvilupparne altre in neoformazioni e metastasi), attribuisce all'organismo la malattia e cura qualcosa che ritiene essere fuori di sé. Pone con ciò fuori di sé la propria Coscienza di Essere; e vive fuori di sé, in quella follia genetica che, come il cancro, è una psicosi biologica.
Dire che la Società è malata, è dire che è malata la rete di relazioni tra individui, tanto da creare un tessuto che invece di proteggere, stringe e soffoca; ma se questa continua dispnea ammala non più le relazioni, ma i singoli protagonisti di esse, ecco che non è più la Società ad essere malata, ma l'Umanità, quale organismo superiore di cui i singoli individui sono cellule.
Sebbene chi scrive ammiri tutti i generosi tentativi di tener in vita il malato, da qualsiasi parte fatti e in nome di qualunque visione generale dell'uomo e delle forme di convivenza, persino quando sono generati dalla semplice paura stessa, vede che ogni cura di un organo danneggia gli altri organi; trova quindi che sarebbe meglio accettare l'ineluttabile fine di quel che deve morire, ed occuparsi di quei piccoli organismi viventi che potrebbero essere una nuova Umanità in nuce. Quali? quelli che individui consapevoli possono cominciare a creare, così come una cellula fecondata produce e aggrega cellule sane specializzandole in funzioni vitali pian piano, producendo così un nuovo organismo.

martedì 11 dicembre 2018

Corinaldo ebbasta

Alcuni eventi tragici, come la strage nella discoteca di Corinaldo, hanno la capacità di produrre nelle coscienze risonanze che possono far apparire nuove consapevolezze; hanno un potere evocativo, come se fossero sintesi simboliche di una condizione umana più generale.
All'osservatore che, impietrito come si è dichiarato qualcuno, osservi la cosa come in trance, apparirà una massa ribollente di cuccioli di umanità piena di vitalità e di gioia di vivere, giovane e animata dal desiderio di stare insieme, di condividere, di comunicare attorno a qualcosa che accomuna perché di interesse condiviso, cui all'improvviso, a causa di un elemento urticante immesso proditoriamente in quella condivisione giocosa e creativa, soffocano e nel panico perdono ogni controllo sulle proprie azioni, si colpiscono, si calpestano, si feriscono e si uccidono, mentre cercano disperatamente di guadagnare una via d'uscita cui solo alcuni riescono ad accedere salvandosi, sebbene essi stessi feriti.
Se quell'osservatore impietrito è sincero, sa che questa è la condizione dell'umanità tutta, in questa fase della sua storia; e che questa condizione panica che costringe ad uccidere i fratelli è data dall'irrespirabilità dell'atmosfera di questo mondo, che trasforma la vita in violenza. 
Quelli che hanno più intuito e più fortuna, quelli che per caso si trovano più vicini all'uscita di sicurezza potranno farcela. Ma gli altri... c'è sempre la sensazione che gli altri siano quelli cui è richiesto di pagare il biglietto e morire schiacciati.



PS. Esiste un Rinaldo Ebasta, cantante degli anni '70

domenica 9 dicembre 2018

Esperienze

Un antico maestro, ormai vecchio, ricevette la visita di alcuni suoi più giovani amici, con i quali aveva percorso insieme gli ultimi decenni sulla Via.
Ognuno di loro raccontava una sua esperienza recente, di vita umana e di dolore, e cercava in qualche modo conforto. E così, uno diceva:
- "Ho subito un torto, una perdita, un furto..."
e il maestro rispondeva:
- "Comprendo il tuo dolore, nella mia lunga vita è successo più volte anche a me."
E un altro:
- "Mi fa male il tale organo, i medici non sanno cosa ho, ma ho paura..."
- "Lo so, - rispondeva lui - avere malattie gravi o solo avere il timore di averle, sembra stravolgere il senso della vita... a me è successo più volte."
E un altro ancora:
- "La mia vita amorosa è in crisi, e rischio di perdere il lavoro..."
- "Questo genera molta incertezza e fa sentire dolorosamente soli... lo so, ho perso il lavoro e i miei amori molte volte..."
E un altro ancora:
- "Avevo del denaro da parte, ma sono stato truffato e ho perso tutto..."
- "So quanto è difficile non avere più niente e vivere in povertà... è quello che faccio ormai da tanti anni..."
E ancora uno:
- "Avevo una casa, ma un sisma l'ha distrutta; avevo degli abiti e sono sotto le macerie... sono nudo e senza protezione alcuna..."
- "Quando vieni privato della casa che è l'unico ultimo tuo rifugio, e persino dei tuoi abiti, non ti rimane che te stesso... è un momento in cui lo sgomento, lo sconforto e la paura potrebbero impadronirsi di te... lo so perché a me è successo..."
Infine una donna che era rimasta in silenzio fino a quel momento, disse:
- "Ma perché tutto questo?"
- "Alcuni di voi hanno detto che volevano essere me... come potrebbero se non facessero le mie stesse esperienze?"

venerdì 7 dicembre 2018

La vibrazione del La

Per concludere questa serie di articoli il cui contenuto è stato dedicato a una riflessione sulla funzione del "Maestro" nei percorsi evolutivi, in particolare spirituali, chi scrive si riferisce al più recente di tali articoli dal titolo "Pensiero logico e pensiero coerente", in cui si parlava di:
...quei rarissimi esseri capaci di emettere la vibrazione base, quella specie di La naturale sul quale si accorderebbero un'orchestra o un coro... questi sono i Maestri.
Il Maestro, si precisa ora, è il La in sé.
Il La è qui simbolo di una vibrazione naturale di base cui gli universi si accordano per poter emergere dal caos, ovvero per potersi agglomerare in materia/energia, ovvero crearsi, in grazia di una coerenza. E' per questo che è corretto dire - tout court - che il Maestro è il La.
Ed è per questo che più volte chi scrive ha insistito nell'affermare che "il Maestro non è un uomo".
E tuttavia, sviluppando la metafora sonora, il La qui non è più naturale, ma è un ultra-suono, e quindi sfugge alla possibilità umana di essere udito, a meno che non vi sia uno strumento che lo riduca a una frequenza armonica che ricada nel range dell'udibile.
Vi sono alcuni strumenti dunque, che risuonano sul La inaudibile, emettendone una versione "udibile" (ma si intende sensibile, ovvero capace di interagire con la natura organica), e questi sono i Maestri che riconosciamo storicamente. Anche se l'udibilità del La "naturale" che essi emettono è a loro discrezione, ed Essi si fanno udire se e quando lo ritengono necessario, la loro presenza consente comunque di generare sul piano umano quella frequenza capace di produrre evoluzione mediante coerenza, evidenziando intanto tutte le dissonanze e le stonature; e pone contemporaneamente il tema di come un Maestro in forma umana sia tale: è evidente che Egli è una sorta di La incarnato e che abbia la facoltà di risuonare, perché lo è, sul La ultrasonico (sovra-naturale) di cui metaforicamente si parlava poco fa.
Quindi, l'homo normalis che si accordi con il Maestro nelle sue vicinanze fisiche, affinerà le sue capacità di risonanza come fa un buon violino, che migliora la sua "voce", man mano che lo si suona; e ciò fino al punto in cui si amplierà tanto la capacità di risonanza da superare i limiti del range percettivo umano fino a raggiungere il livello del La ultrasonico, diventandolo, alla fine.
Per cui, il Maestro agisce per Presenza, in quanto emette la propria vibrazione; ciò che Egli dice è relativamente importante, mentre lo è ciò che Egli fa (come attrattore strano, ovvero agglomeratore di materia/energia in forma coerente all'interno della dinamica di un sistema caotico); e poiché il farsi è insito nel Vivente, la cosa riguarda sempre il qui ed ora.
La lettura di ciò che ha detto un Maestro antico ha una potenza solo se fatta da un altro Maestro presente, che la riattualizzi. Per questo i Maestri dicono che il contenuto dei libri è "morto", e persino che "un Maestro morto non serve a niente".

mercoledì 5 dicembre 2018

Pensiero logico e pensiero coerente


Il pensiero logico è il dipanarsi orizzontale di una concatenazione di tipo causa-effetto; un pensiero alla Sherlock Holmes che, esercitato in modo ossessivo, conduceva il famoso personaggio  a scoperte sorprendenti di tipo deduttivo.
Al di là di questi eccessi letterari, questo tipo di pensiero è quello ritenuto più affidabile, tanto che è il solo che la scienza ammette come processo di verifica delle sue scoperte.
Erroneamente - secondo chi scrive - si attribuisce a questo tipo di pensiero il valore della coerenza, e ciò perché è possibile risalire, maglia per maglia, lungo la catena deduttiva, e di nuovo ripetere esattamente il processo con lo stesso risultato finale. Per questo è giusto attribuirgli gli aggettivi di lineare ed orizzontale.
Ma la coerenza è uno stato quantistico della materia per il quale, in un certo momento di durata labile, si realizza una condizione per cui - sia a livello atomico che subatomico - ogni elemento che costituisce un sistema si trova ad emettere vibrazioni la cui frequenza è armonica (in termini matematici) con quella emessa da tutti gli altri elementi. Questa fase è in equilibrio dinamico, cioè è instabile.


Secondo scienziati illuminati, la coscienza umana (e quindi lo psichismo, che contiene il pensiero) è l'emersione di una coerenza quantistica nell'attività dei microtubuli delle neurocellule. Si tratta dunque - in quanto emersione - di qualcosa che viaggia in senso verticale. A volte con ciò incontrando l'orizzontalità del pensiero logico, a volte no. Chi scrive ritiene che questo tipo di coscienza non sia ancora dell'umanità tutta, ma di un piccola parte di essa che lavora per renderla universale, producendo risonanza.
L'ascoltatore (o il lettore) è abituato a ritenere che i pensieri logici debbano essere espressi attraverso il logos (il verbo, la parola) e non sa - in genere - che il pensiero coerente - come qui è inteso - agisce in modo diretto sulla Realtà, e non la rappresenta semanticamente come fa invece il pensiero logico, che è astratto.
Di questo pensiero coerente si dice infatti, nella tradizione millenaria, che esso produca azione diretta e del tutto contemporanea al pensiero stesso. Dunque, in questo caso non di una semantica si deve parlare, ma di una semiologia (1), in quanto l'oggetto non è rappresentato e necessitante di interpretazione, ma è direttamente visibile perché realizzato, ossia "reso reale".
Poiché chi scrive ha recentemente parlato su questo stesso blog di "homo normalis" (2), coglie qui l'occasione di precisare come il pensiero logico appartenga specificamente a questo uomo, che nella misura in cui è dotato di intelligenza a volte eccezionale, produce pensieri eccezionali, scoperte eccezionali, eccezionali progressi tecnologici e scientifici.
Ma aggiunge che, tra i componenti di questa umanità, sono rari gli individui capaci di ricercare, intercettare e favorire una coerenza armonica; capacità questa che non risiede nel pensiero, ma in qualche qualità "quantistica" dell'intero sistema vivente che essi sono. E tra loro si nascondono - è il caso di dirlo - quei rarissimi esseri capaci di emettere la vibrazione base, quella specie di La naturale sul quale si accorderebbero un'orchestra o un coro. E che questi sono i Maestri.
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(1) In linguistica, la dottrina dei segni (opposta alla semantica, che è la dottrina dei significati)
(2) Nell'articolo dal titolo "Astrattismo"

martedì 4 dicembre 2018

"Io sono la Verità totale"

Rileggendo il discorso di J. Krishnamurti (che qualcuno gentilmente ha postato per il piacere di chi scrive e di chiunque) con il quale Egli scioglieva l'Ordine della Stella nel 1929, ho trovato una corrispondenza davvero singolare tra l'affermazione che Egli fa:
...io sono libero, incondizionato e intero (non parte, non relativo, ma [sono] la Verità totale che è eterna)...
e
An'al Haqq  [Io sono la Verità, o il Vero]
che con altrettanta determinazione (in questo caso estatica) fa Al-Hallâj, il cardatore d'anime, noto anche come "il Cristo dell'Islam" proprio perché la succitata affermazione gli costò la tortura e la crocifissione.
Per entrambi questi Maestri (ché questo sono) non era necessario avere seguaci, e anzi non ne cercavano; ma ne avevano, in numero limitato (se si contano solo quelli che dalla loro vicinanza diretta ricavavano un beneficio spirituale reale) e tali - per vicinanza intima - da essere considerati amici piuttosto che allievi.
Né il primo né il secondo voleva organizzazioni umane attorno a sé, e ciò perché ogni organizzazione umana si struttura in un modo che nega le condizioni necessarie al conseguimento della Verità; l'organizzazione cui Krishnamurti pensava invece era questa:
Coloro che vogliono realmente conoscere, coloro che cercano davvero ciò che è eterno, privo di inizio e privo di fine, cammineranno insieme con grande intensità e costituiranno un pericolo per tutto ciò che è inessenziale, per le irrealtà, per le ombre. Essi si uniranno e diverranno una fiamma, perché comprendono. Voglio creare un’unione così, questo e il mio scopo. Dalla vera comprensione nascerà vera amicizia. Dalla vera amicizia, che voi non sembrate conoscere, nascerà vera cooperazione reciproca. E ciò non a motivo di un’autorità, non in virtù di una salvezza o perché ci si è immolati per una causa, ma perché comprendendo davvero viviamo nell'eterno. Questo supera il maggiore piacere e il più grande sacrificio.
Ma di quelli che vogliono realmente conoscere, aggiungeva, ce n'erano quattro o cinque al mondo, il che esclude ogni possibilità di aggregazione organizzata. E il luogo d'incontro di questi amici non può che essere "un luogo reale e virtuale, fisico e metafisico", non un'organizzazione...

Questa nota però serve solo a sottolineare che vi sono stati, vi sono e vi saranno Maestri nei quali la Verità è incarnata; in forma parziale o anche totale, a volte, nella storia spirituale - che significa evolutiva - dell'Umanità. Essi non possiedono la Verità, sia chiaro! ma ne sono posseduti e a tratti, quando la Verità vuole, la esprimono producendo fatti reali. Essi non insegnano dunque con le parole o con gli scritti, ma con la Presenza. Senza questi Maestri nessuna evoluzione sarebbe stata possibile né lo è oggi, cosicché si può pure affermare che bisogna cercare la liberazione da ogni forma di organizzazione umana, specie se religiosa, ma certo questo non significa che si possa fare a meno dei Maestri... il rischio è quello, se no, di sentirsi onnipotenti e di convincersi - molto erroneamente - che per raggiungere il Vero basti uno sforzo di buona volontà.

Astrattismo

Dio, Spirito, Amore non sono parole che indicano concetti astratti il cui valore è lasciato alla libera sensibilità di ognuno.

Rappresentazione astratta
Sono i nomi di qualcosa di molto concreto che non è sperimentabile dall'uomo in condizioni originarie, basiche; così che a costui queste concretezze risultano maneggiabili quanto le funzioni neurofisiologiche in un attacco di panico: per nulla, senza chi ti insegni come fare.
Ma è comprensibile come la tendenza dell'homo naturalis sia quella di negare (a-gnosco) ciò che non può maneggiare, che non vede, e su cui non ha potere. Comprensibile che ne faccia persino orgogliosamente una ideologia liberale.
Meno comprensibile è che egli non si adoperi con tutte le sue forze per guadagnare umilmente le competenze che gli permettano di attingere a più elevati stati di conoscenza, cominciando con l'ammissione - essa davvero umana nel senso più nobile, e per questo degna del massimo rispetto -  che non ne ha.

Accordi

Quando qualcuno si dichiara d'accordo con me, mi chiedo sinceramente se io non abbia detto qualcosa di tanto banale da dovermene scusare: a che serve dire cose che tutti sanno già, annoiando la gente?

lunedì 3 dicembre 2018

Domande serie

Un tale, che aveva domande esistenziali impellenti, cercò e trovò il solito saggio eremita. Giunto faticosamente alla caverna di lui, che sedeva immobile come fanno i saggi eremiti, gli chiese:
-"Maestro, qual è il significato della vita?"
-"Molti mi hanno posto questa domanda, e molte volte ho risposto, ma ogni volta tu non c'eri."
Sconcertato, dopo qualche secondo di pesante silenzio, il cercatore di verità chiese ancora:
-"Maestro, è possibile accedere all'immortalità?"
-"Molti mi hanno posto questa domanda, e molte volte ho risposto, ma ogni volta tu non c'eri."
-"Che fare dunque per ottenere risposte?"
-"Torna a casa e mentre viaggi cerca con il ricordo di dare risposta a una domanda che farai a te stesso: dov'ero mentre si dava risposta alle poche domande serie che un giorno mi sarei fatto?"

domenica 2 dicembre 2018

In democrazia

In democrazia è definito "libero" l'uomo cui il Potere concede di scegliere da sé i propri padroni tra un novero di propri rappresentanti individuati dal Potere.

Mentori

Il tema di un percorso psicoterapeutico è per alcuni "la guarigione", per altri "l'evoluzione". Le due predisposizioni conducono a distinti approcci, anche tecnici. Ma soprattutto a diverse valutazioni dello stato di disagio che il paziente - certamente - lamenta.
La guarigione, che è normalmente considerata come il ripristino della condizione precedente all'emergere del disagio, richiede una analisi attenta delle ragioni che l'hanno generato, e allora si parla di traumi (più o meno infantili) e ci si riferisce quindi alle psico-dinamiche particolarmente nei periodi dell'età evolutiva: si cercano cause per trovare la cura, che in genere, secondo l'idea classica di psicoterapia, consiste nell'abreazione, cioè nel riemergere liberatorio dei contenuti affettivi ed emozionali del trauma, rimossi nell'inconscio. Nonostante il passare degli anni (120 circa dalla formulazione di questa idea), e l'evolversi del pensiero relativo, sostanzialmente il fatto che ognuno serbi nelle profondità del sé oscure cicatrici il cui dolore è ancora attivo, permane.
L'altra posizione, quella "evolutiva" è invece più attenta allo status quo, e considera il "passato" in genere come irrilevante in funzione del superamento del disagio. E' un modo più primitivo (questa psicoterapia è millenaria) di considerare il problema, più vicino forse a certi credi animistici per i quali il malato era posseduto da spiriti maligni... nel senso (e solo in quel senso) che il disagio /spirito maligno è attivo nel qui e ora e nel qui e ora va scovato e affrontato. Per chi adotta questa posizione conoscitiva, il disagio è una opportunità - per quanto dolorosa - in quanto sintomo di una crisi o conflitto che deve essere risolto, e lo spirito non è dunque affatto maligno, ma al contrario un benefico coercitore a non permanere in una situazione mortifera.
Purtroppo - come chi scrive ha avuto modo di rimarcare più volte - lo psicoterapeuta ha il dovere di impegnarsi per corrispondere alle richieste del paziente, e se queste richieste sono di guarigione (nel senso poco fa attribuito al termine), egli deve rinunciare al progetto evolutivo, rispettosamente.
Ora, sono assai pochi coloro che essendo stati bene, e stando male nell'attuale, sappiano aspirare a un bene ulteriore che non conoscono rispetto a un bene noto, sebbene da ritrovare mediante una sorta di impossibile inversione della freccia del tempo.

Chi si volesse dunque proporre come adiuvatore nei processi evolutivi, troverebbe pochi "clienti" e proverebbe certo quel senso di solitudine che lo stato di quasi isolamento in cui si trova non può che generare; d'altronde questa funzione di psicopompo (1) che egli si impone contiene in sé quell'umiltà profonda che contraddistingue quelli che i problemi non li risolvono, ma li pongono... e i problemi - come diceva un illustre psichiatra - sono tali per definizione solo quando hanno una soluzione: chi si trova in una situazione dolorosa di conflitto e in crisi esistenziale, si sente in un vicolo cieco, non ha soluzioni... quindi proporre il problema, è proporre una via d'uscita, la soluzione, che c'è! anche se dovrà essere il paziente a trovarla.
Eppure lo psicopompo non è un Maestro, ma un uomo esperto e dotato di conoscenze sufficienti a guidare altri uomini meno esperti; al più è uno che consegna tali uomini (se ha una strepitoso successo) al Maestro. Ripetiamo: il Maestro non è un uomo, e, al più, un brav'uomo esperto, saggio, sincero e disinteressato, può aspirare all'appellativo di Mentore o - si direbbe oggi - di "counselor esistenziale".
Aggiungeremo - in camera caritatis - che il Maestro di cui si parla non ha alcuna delle qualità umane, umanistiche ed umanitarie che sono richieste a un Mentore, soprattutto il dubbio... sia detto con un sorriso. 
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(1) Termine che è usato qui in senso strettamente etimologico di "conduttore d'anime".

sabato 1 dicembre 2018

Inviluppi e sviluppi

La discussione sui temi dello Spirito è sempre dolorosa, perché discutere significa che chi lo fa ha opinioni diverse.
Poiché il Vero non è un'opinione (come più volte ha affermato chi scrive), ma appare nella sua chiarezza a chi Egli vuole e al di là di ogni possibile interpretazione, quando ci si trova di fronte a opinioni diverse, certamente non ci si trova davanti alla Verità.
Inoltre, le opinioni diverse indicano scissione dell'Unità (che è un altro nome della Verità) e questo procura dolore (persino fisico!) in chi cerca l'Unità: poiché la si trova solo in un certo stato di coscienza, e la discussione ne richiede un altro, essa è di per sé un allontanamento dalla Verità/Unità... e quanto più si discute, tanto più ce se ne allontana.
Questo è purtroppo vero anche in ambiti diversi da quello spirituale, ma in quest'ultimo l'idiosincrasia emerge con forza maggiore, perché ne costituisce una negazione in termini: dunque si discute attorno a una Unità che la discussione distrugge. Ciò si manifesta violentemente soprattutto quando la discussione è tra sé e sé, tendenza questa forte nei cercatori di verità, e certamente sostenuta in buonissima fede.
In queste occasioni viene tradizionalmente suggerito ai neofiti di "pensarsi Uno" e viene loro anche indicato qualche metodo - di solito respiratorio - che li aiuti a trovare quello stato. Ma è difficile, perché l'uomo è duale... etc.
Non intende quindi chi scrive accettare di discutere producendo con ciò l'opposto di quel che intende produrre, ma si limita - quando può - a suggerire temi di riflessione non conflittuali, ma armonici con la riflessione precedente di cui possano costituire uno sviluppo.

Un inviluppo

venerdì 30 novembre 2018

Distinto animale

Il pastore, nei tempi dei tempi, estraeva dal gregge un agnello, il più bello, il più candido ed innocente; lo mostrava al popolo portandolo all'altare e consegnandolo colà a un prete, che lo sgozzava, sacrificandolo.
Questo estrarre dal gregge perché "il migliore", era l'atto che rendeva l'agnello "distinto" e la sua uccisione coronava questa distinzione rendendolo sacro (sacrifico = faccio sacro).
Dunque "distinto" e "sacro" sono sinonimi, nel contesto. E poiché la vittima sacrificale era sempre un animale maschio, era l'aggettivo "distinto", che nei bene educati precedeva il "Signore" con cui si iniziava ogni lettera di un certo riguardo. Alle donne s'imponeva invece l'aggettivo "gentile" (che ne sottolineava la generosità) davanti all'appellativo rispettosissimo di "Signora" (Madonna = mea Domina = mia Signora). Così imponeva il nobile italiano la cui derivazione classica risultava con ciò rifulgente e densa di ataviche virtù conoscitive.
Oggi gli italiani che rappresentano quegli altri italiani detti "popolo", si rivolgono alle più alte cariche dell'Unione Europea, in lettere per di più ufficiali, con l'appellativo "Gentile Presidente".
Forse essi si adeguano alla femminizzazione della biosfera che alcuni scienziati denunciano? O forse difendendo il patrio suolo rinunciano a difendere le patrie sapienza ed eleganza per trovare margini di trattativa?

"Distinto Signore"


Viaggi in treno

In fondo ogni storia (naturale, e umana) non è che la narrazione dei momentanei successi ottenuti da una delle due forze che si combattono nell'eterno: quella di conservazione e quella di evoluzione.
Due forze nient'affatto in contrasto, ma piuttosto complementari (1), dal momento che l'evoluzione serve alla conservazione della specie (giacché ne permette l'adattamento sempre più efficace alle condizioni di vita), così come la conservazione consente il mantenimento della materia da far evolvere.
Come tutti i valori ontologici, essi costituiscono leggi che agiscono sia al livello macro, che al livello micro; sono insieme cosmici e individuali (umanamente parlando). Dunque anche nelle storie personali umane avverrà che, ad esempio, uno persegua evolutivamente un sogno (di un amore, magari, o di una ricchezza) e - raggiuntolo - lo voglia conservare con tutte le forze.
Ora occorre analizzare le conseguenze del prevalere di ognuna delle due forze: la forza conservativa è dominata dal femminile, e quella evolutiva dal maschile; ma accade che le donne si esprimano evolutivamente (sono loro che producono nuove vite...) e gli uomini lo facciano conservando (sono loro che difendono i territori...). Il prevalere della forza conservativa, se non fecondata da quella evolutiva (come il seme maschile feconda un utero) alla lunga consegna il conservato a morte sicura, mentre quello della forza evolutiva tende a distruggere ciò di cui si nutre, dal momento che la "cosa" è la strutturazione di molecole in un certa forma data, e se si vuole cambiare quella forma, bisogna distruggere necessariamente la forma precedente.
Analizzando i fenomeni solo nell'attuale (dunque in un momento in cui è una delle due forze a prevalere) sfugge alle umane coscienze che il cambiamento evolutivo della forma è la sola conservazione possibile delle molecole che compongono la "cosa".
E' questo meccanismo che spiega la conservazione dell'energia/materia nell'eterno mutare (Parmenide vs Eraclìto).
Ma poiché chi scrive è convinto che sia il singolo uomo a costruire gli Universi e non viceversa, osserveremo qui che la personalità, o l'identità umana (come ogni altra), non è che una momentanea permanenza, atta a mutazioni il cui scopo è conservare... cosa? Cosa c'è nell'Uomo che è mentre muta? anche quando questo mutamento diventa estremo, come nella morte organica? in cosa consiste la permanenza eterna, dunque non più momentanea, se non in un cambiamento senza "momentanee" stasi conservative?
Se ancora contrapponiamo Essere e Divenire, dobbiamo concludere che l'Essere è il Divenire, e viceversa. La radicale liberazione consiste dunque nello scioglimento di ogni vincolo conservativo, ché la conservazione vera è nel mutamento soltanto... vivere è morire, morire è vivere.
Il discorso porta lontano (2), e a chi scrive non piace viaggiare: sono i treni a viaggiare, gli uomini ci stanno solo seduti sopra.


(1) Dicesi "di parte più o meno essenziale, ma necessaria sul piano quantitativo, qualitativo, strutturale o del funzionamento". Ma chi scrive dice che complementari sono gli elementi uno dei quali non sarebbe visibile o rilevabile se non ci fosse l'altro (es: notte e giorno).
(2) Il difendersi e il difendere ciò che si possiede, la difesa dei confini, il mostrare i maschili muscoli nel farlo, la "propaganda" etc... denunciano la totale incapacità di intendere l'Uomo come Ente. La socialità è la relazione plurima tra esseri liberi ed uguali: ogni volta che si nega questo fatto "ontologico" si produce il caos che si pretende di ordinare, e non sempre lo si fa involontariamente... etc, etc. etc. Ma nessun Uomo può essere governato da uomini.

giovedì 29 novembre 2018

Consumi

Il verbo "consumare" evoca un atto irreversibile e definitivo: la cosa consumata non esiste più, ne rimangono solo le spoglie, ossia i prodotti di scarto.
Si consumano i matrimoni, i reati, i pasti... e nel far questo, si consuma la vita che permette di consumarli.
Dopo molti, ripetuti e definitivi consumi, restano solo mucchi di scarti, e allora ci si pone il problema di riciclarli, e il fine di consumare in qualche modo anch'essi. Di ogni confezione di qualcosa di consumato, resta la scatola; di ogni vita umana resta la salma.
Ma esiste forse la possibilità di consumare le scatole al fine di farne emergere il contenuto, e così esiste forse la possibilità di consumare le salme per farne uscire, alla fine, l'Uomo Vivo che contenevano. Certo, si tratta di rovesciare un po' tutto... e, certo, è una questione di scelte...

mercoledì 28 novembre 2018

Alienazioni

A volte si ha la sensazione che tutto sia stato detto, tutto sia stato fatto, e che dunque non vi sia da far altro che lasciare che il tempo e l'usura delle intemperie consumi ciò che c'è e che non può trasformarsi se non in questo senso... come una roccia millenaria, erosa dal vento, si mescoli in granelli alle sabbie del deserto da cui emerge. Una definitiva vittoria dell'entropia.
Sembra che non vi sia (più) una possibilità evolutiva, e che ogni movimento di ogni cosa presente non sia che uno sfregamento erosivo tra elementi materiali che devono tornare polvere; il movimento di ogni cosa, anche organica... di ogni vivente, dunque e persino di ogni uomo... uomini ormai tra loro in relazioni erosive, ed entropiche.
Se questa sensazione di mobilità apparente, ma di stasi reale, appare al sognatore sveglio come verità, [“al limite fra sogno e pensiero oggettivo, nella confusa regione dove il sogno si nutre di forme e colori reali, e dove, per converso, la realtà ... trae la sua atmosfera onirica”*] non si può che cercare di scrutare oltre la linea d'orizzonte delle dune che la falsa mobilità genera, e vedere se vi sono azzurri celesti o stelle notturne... c'è un oltre, se è così. E vedere così se queste azzurrità sono abitate, non da esseri alieni, ma semplicemente da esseri VIVENTI. Chè il Vivente è alieno al deserto.




*Gaston Bachelard

martedì 13 novembre 2018

Sale d'aspetto

L'aspetto più noioso di una vita noiosa è costituito dalle attese. E una vita noiosa è una lunga attesa. 


Integrazione

I poveri hanno il diritto di ricevere un assegno sociale che li sottragga allo stato di necessità, in modo tale che, non essendo più poveri, non abbiano più diritto a ricevere l'assegno sociale.

lunedì 12 novembre 2018

Sindrome di Stoccolma

In alcuni, l'ardore entusiastico nel consumare la propria gioia di vivere sembra essere piuttosto l'effetto di una sindrome di Stoccolma: amano disperatamente quella vita di cui sono prigionieri.


venerdì 9 novembre 2018

Per favore

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La verifica

Ero per strada e andavo di fretta; ma sono rimasto sorpreso quando un anziano signore, magro e di piccola statura, fermo sul ciglio del marciapiede, ha estratto da un borsone sportivo che portava a tracolla uno specchio e si è messo a guardarcisi dentro da ogni angolatura.
La cosa inaspettata deve avermi fatto assumere uno sguardo di indiscreta curiosità che l'altro ha colto, perché, mentre passavo accanto a lui, mi ha detto: "Verifico se sono ancora vivo!".

giovedì 8 novembre 2018

Un sogno


Ho sognato di essere aggrappato a una parete di roccia scura, di basalto, liscia, verticale e a picco su un mare in burrasca che si infrangeva violento su rocce appuntite.
Gli appigli erano scarsi, quasi inesistenti; e la roccia umida degli spruzzi. Non so come fossi finito là, a metà di quella salita improbabile.

Paralizzato mi chiedevo cosa fare: ogni movimento verso la risalita che – portata a termine – sarebbe stata la salvezza, era però un mettere a repentaglio la stabilità raggiunta in modo troppo rischioso, tale da rendere quasi certo il precipitare.
Stare fermo mi avrebbe intorpidito e le raffiche di vento prima o poi mi avrebbero divelto dalla roccia. La caduta in quei flutti furiosi era morte certa. La sensazione che provavo nel sogno era di gelida paralisi, senza scampo, senza speranza.
Allora riflettevo: di cosa avevo paura? Di morire, certo. Ma non era meglio questo che questa terribile paralisi? E così mi rasserenavo, sorridevo sciogliendomi persino, e sentivo il calore tornarmi nel petto; poi trasformavo quella che poteva essere una rovinosa, orribile caduta, in un tuffo all'indietro, elegante a volo d’angelo.
Non so cosa è accaduto poi, il sogno si è interrotto… ma se sto qui a raccontarla, deve essere andata meglio del previsto: sto bene e mi sento libero e leggero.

domenica 28 ottobre 2018

Libero pensiero

Se vi chiedete cosa distingue l'uomo dagli altri viventi, tutti saranno d'accordo nel dire che è la mente.
La mente funziona processando un gran numero di informazioni per determinare poi quale azione compiere, in piena autonomia e libertà: questo rende umano l'uomo.
Ora, uno che si alza al mattino, potrebbe chiedersi semplicemente se uscire o rimanere in casa.
La mente processerà tutte le informazioni disponibili (che tempo fa, che cosa si ha da fare, quanto tempo si ha a disposizione etc.) e deciderà per una delle due opzioni.
Ebbene, è libero quel tale di non eseguire l'azione che la mente gli impone? Può evitare di scegliere? No! Perché se non sceglie, non esce di casa (visto che in quel momento si trova in casa), e dunque sceglie di non uscire.
Ecco perché l'essere uomo è una trappola.

Di fronte all'interezza


Se volete sconfiggere la mente potete annotare quale sia il meccanismo quando dovete prendere una qualsiasi decisione, o – come si dice – “farvi un’idea”.
La vostra mente sceglie sempre tra almeno due possibilità, anche nelle cose più banali, e ogni volta la vostra scelta produce altri snodi logici e altre scelte, conducendovi lungo una strada, un’esistenza, che è fatta di cose scelte e – soprattutto - di cose rifiutate.
In questo modo vivete meno della metà delle possibilità che avete, e alla fine avrete vissuto mezza vita o meno; alla fine quel che chiamate “Io” sarà meno della metà di quello che sareste stati in potenza.
Se, al primo snodo che incontrerete, provate a rifiutare di scegliere e adottate una terza via, cioè quella che vi permette di vedere che la verità è solo nell'interezza, ossia nella composizione degli opposti, la mente si smarrisce e non funziona più; voi restate attoniti e finché la mente resta paralizzata, non potete più dirvi Io, perché a definirvi Io è la vostra mente, è l'idea (scelta tra le tante) che vi siete fatta di voi.
Aver rifiutato di scegliere (sarà possibile solo per un attimo), vi pone allora, finché la mente è paralizzata, davanti all'interezza della quale voi stessi sarete parte; e la percezione (non essendoci pensiero) di quest’attimo sarà che siete l’interezza, e che l’interezza sia voi.
A voi questa esperienza sarà servita, forse, per decidere che volete la vostra vita intera, e non quella scarsa metà che state vivendo; e forse a stabilire che voi siete proprio quello che NON avete scelto, e il resto è solo la testimonianza continuata e perseverante di una rinuncia a voi stessi. 

domenica 21 ottobre 2018

Gruppi di ascolto

Non avere nulla da dire è cosa facilmente sopportabile, finché si ha un pubblico sufficientemente vasto di attenti ascoltatori.


giovedì 18 ottobre 2018

Il libro Segreto

Ogni libro, che contenga poesia o letteratura, o un saggio scientifico, o che sia un manuale, parla della vita. Cerca di comprenderla, di farsene una ragione, di descriverla in ogni suo aspetto. E' una cosa che parla di un'altra cosa.
Esiste però un libro Segreto che è la Vita stessa. Non parla di se stessa, vive e basta. Lo scriversi di questo libro vivente consiste nell'operare costantemente: è una creazione permanente. La carta su cui è scritta - prima di essere l'interezza degli Universi - è l'Uomo, e più precisamente il "cuore" dell'uomo, ossia il suo centro, il suo germe.
Poiché è così, l'Uomo degno della U maiuscola, ha smesso di leggere volumi di carta, e ha imparato a leggere il suo cuore. Egli va ogni mattina ad aprirlo per vedere cosa, nella notte, la Vita vi ha scritto su... perché nella Notte scende sul cuore una polvere che si deposita tracciando geroglifici che l'Uomo ha imparato a decifrare prima che si dissolvano. Come tutti i geroglifici, questi segni sono segreti, perché bisogna conoscere la chiave con la quale decifrarli.
Dopo averli letti, e averne appreso il significato, l'Uomo vive, e nel vivere "pubblica" il libro Segreto
(sì, scrivo Segreto con la S maiuscola perché, in questo caso, si tratta di un sostantivo, non di un aggettivo...); se poi decide anche di raccontare questa Vita, allora ne esce un Libro Sacro...



mercoledì 17 ottobre 2018

Nuovo invito

IL SEGRETO DELLA CONOSCENZA DEL SEGRETO
Sabato 3 Novembre, alle ore 17:00
per informazioni e adesioni
seguire il link


martedì 16 ottobre 2018

Nuovo blog

In previsione della annunciata chiusura di Google+, che credo comporti la chiusura dei blog che vi sono collegati, chiedo a quanti siano interessati a continuare a seguirci di voler iscriversi anche al sito del nuovo blog Pholeterion, su altra piattaforma, che si aggiunge al sito web con lo stesso nome.


Finché tuttavia il blog Somatopsicoenergetica non verrà chiuso, continueremo a postare su entrambi.
Grazie

giovedì 11 ottobre 2018

L'odore della paura

La paura ha un odore che scende nella gola e diventa un sapore: è di metallo. Ed ha una temperatura, gelida. Produce l'impressione dell'improvvisa presenza di qualcosa di immobile, una stalagmite in una grotta sotterranea.
La paura irrigidisce e immobilizza, genera l'opposto della vitalità, che è movimento, calore e umanità.
Uccide, ed è paura di morire.
Ma vi sono geli improvvisi che annunciano presenze vivificanti, e che trasformano non la paura, ma la meraviglia attonita che producono in ardore. L'Amore, ad esempio, si presenta così...


mercoledì 10 ottobre 2018

Circa la Notte dei Segreti svelati


La “Notte dei Segreti svelati” - evento che si è svolto domenica 7 Ottobre - era una duplice opportunità: quella di avvicinare nuovi amici su un terreno “fisico e metafisico” (Pholeterion) di sincerità reciproca, in modo che potessero trovarsi accolti, e sviluppare il loro desiderio di liberarsi del peso di se stessi, che opprime; ma anche quello di rivelare come vi siano segreti che sono un peso da portare, e segreti che sono tesori da proteggere.

Il messaggio che l'evento voleva veicolare era appunto la possibilità di fare questa distinzione: il Segreto di cui noi parliamo spesso è un tesoro da rivelare a noi stessi, segreto che abbiamo con la nostra stessa essenza interiore e che “rimangono tra noi e lei”.
I segreti invece che possiamo, e dobbiamo, svelare agli altri sono le nostre qualità umane, quelle che spesso consideriamo persino difetti di cui vergognarsi, o almeno debolezze, timori, zone d’ombra… le nostre forze occulte.

C’è sempre un momento in cui ci sentiamo nudi, sentiamo di non aver più nulla da nascondere, e sentiamo che il tentativo di farlo è ridicolo, infantile… siamo visti! Se questo ci sgomenta, allora siamo costretti a chiederci di cosa ci vergogniamo, cosa vorremmo che  non si vedesse… questo fatto conduce a un ulteriore passaggio della coscienza: a volte si è costretti a diventare orgogliosi di quello di cui ci si vergogna. Questo è il passaggio che – con un atto coraggioso di svelamento, un atto “psicomagico” – chi ha partecipato alla "Notte" avrà potuto fare.
Quelli che non si sono risparmiati e che hanno avuto il coraggio di incontrare le proprie paure attraversandole, e non quelli che hanno svelato non un segreto, ma una difesa che tenevano nascosta per le evenienze estreme, come un coltello legato alla caviglia.
Quelli che saranno stati sinceri avranno sciolto i propri nodi esistenziali e lo vedranno nel futuro prossimo, perché si vedranno come se incontrassero un nuovo luminoso amico. Gli altri (che spero non ci siano) avranno perso una buona occasione e non lo faranno più.

Con grande affetto, nella bellezza delle Manifestazioni.


Umiltà

Chi è realmente umile crede tanto nell'Umiltà che non concepisce né tollera in alcun modo l'arroganza presuntuosa e la sopraffazione di chicchessia.
Dunque l'umiltà non è affatto umiliazione, non è tolleranza, ma è l'orgogliosa dignità dei guerrieri.

martedì 9 ottobre 2018

domenica 7 ottobre 2018

Spes ultima dea

Suggerisco a quelli che hanno la bontà di ritenere utile quel che dico, di non coltivare la speranza.
Cosicché, quando mi è capitato di dirmi deluso del risultato di un certo lavoro, qualcuno mi ha fatto notare che dovevo aver io stesso coltivato qualche inutile speranza! Qualche illusione circa un esito che auspicavo.
Il fatto è che rinunciare alla speranza è umanamente impossibile; dunque la rinuncia è un fatto ultra-umano, ed è possibile solo a chi abbia saputo sostituire alla speranza la certezza, ossia la percezione della Verità (o della Realtà, che è lo stesso) come fatto costantemente presente nell'attuale. Che abbia dunque acquisito una percezione dello spazio/tempo non come scorrimento, ma come Presenza Permanente. E chi abbia fatto questo non è più - stricto sensu - un uomo.
«La nostra Speranza è così certa che è come se già fosse divenuta Realtà. Non abbiamo infatti alcun timore, poiché a promettere è stata la Verità, e la Verità non può ingannarsi né ingannare[S. Agostino]
Ma gli umani sperano ("A chi è nel timore, sia consentita la speranza", dice Lucano), hanno aspettative, coltivano ora per raccogliere poi, e raccolgono sempre quel che seminano. Allora quando suggerisco di non coltivare la speranza, suggerisco di smetterla di accontentarsi di essere semplicemente umani.
Sì, ha ragione chi mi ha rimproverato: coltivo la speranza che qualcuno abbia saputo abbandonarla e andare oltre, realizzando quel che è, ovvero trasferendo in Realtà ciò che è in Potenza. Vedere che non è così, mi delude.

Allegoria della Speranza

venerdì 5 ottobre 2018

Verità su se stessi

Il desiderio sincero, quand'anche non la volontà e la determinazione, di accedere alla Verità, significa intraprendere una via ardua, il cui primo passo consiste nel dire la verità a se stessi su se stessi: se si conserva la sincerità anche in questo, molto spesso si troverà che non si possiedono le qualità (decisione, coraggio, passione, pazienza, umiltà, perseveranza fino all'ostinazione) per perseguire l'obiettivo.
E' pur sempre qualcosa: la spietatezza nel riconoscere i propri limiti è la condizione per superarli; se non lo si fa, e se ne è sconfitti, la Verità diventa inaccessibile e del solo desiderarla si è persino indegni. La Verità si rivela a chi vuole, e chi La vuole non può far altro che rendersene degno, e attendere con fiducia.
La Verità o la Realtà

giovedì 4 ottobre 2018

Permanenza in vita

- "La vita non è altro che lo spazio/tempo concesso ad un essere per rendersi immortale", sentenziò il maestro.
- "Ma io non ho mai visto nessuno rimanere in vita in eterno!", obiettò il discepolo.
- "Certo! Quando uno ha raggiunto l'immortalità, non ha più bisogno della vita, e la lascia!".

Caccia vite

lunedì 24 settembre 2018

Oltre

E' ormai noto agli evoluzionisti che l'intelligenza è il prodotto dell'evoluzione (che risponde ciecamente alle Leggi Eterne che l'hanno generata), e non ne è la causa.
L'intelligenza - ma più esattamente la coscienza -  è qualcosa che è stata introdotta come nuovo ingrediente nell'impasto che, avendo generato la vita organica, l'ha fatta poi lievitare fino ad un livello tale da sopportare, in alcuni individui a ciò preparati, il suddetto innesto. Questi individui hanno poi trascinato con sé l'intera specie umana.
Questo processo è di nuovo in atto, ed è quindi oggi molto importante essere tra quelli che saranno preparati a sostenere il successivo innesto. Di cosa? Gli evoluzionisti dicono che certamente ci sarà un'evoluzione, ma altrettanto certamente la scienza sa che è impossibile prevederne gli esiti.
Per la scienza darwiniana l'uomo fu la scimmia oltre la scimmia... l'uomo oltre l'uomo non si sa come e cosa sarà, ma ci sarà certamente, un uomo oltre l'uomo.

lunedì 17 settembre 2018

Sul perdono

Se vi interrogate seriamente su cosa sia, nella pratica, il perdono vi sentirete smarriti fino a che non possiate formulare l'ipotesi che si tratti di rinuncia alla vendetta per un male subìto e quasi sempre irreparabile.
Epperò sentirete spesso dire ai perdonatori: non cerco vendetta, ma cerco giustizia! Il che equivale a dire: rinuncio alla vendetta privata, ed affido la vendetta alla comunità.
La giustizia (umana) è appunto una vendetta collettiva, che diventa, con ciò, legale.
Dunque la domanda è: esiste una giustizia che non preveda una vendetta? esiste una punizione che sia direttamente prodotta dall'atto iniquo, senza giudici di mezzo? una punizione del tipo: quel che faccio a te, lo faccio a me? Se ti ferisco, ne rimango ferito, se ti uccido mi suicido?
Se ci si convince che è proprio così, il perdono non ha senso. E nemmeno il senso di colpa, il giudizio, la vendetta...

www.pholeterion.it



domenica 16 settembre 2018

Epi- e palin- Genesi

Da poco si parla di una relativamente nuova scienza, l'epigenetica, che nasce dall'osservazione dei genetisti che, dato un patrimonio genetico espresso dal DNA, esso non costituisce un destino organico, ma è l'utilizzo che se ne fa a determinare tale destino.
E' un po' come se ciascuno, avendo a disposizione una enorme biblioteca, tanto vasta da non consentire che tutti libri che contiene possano essere letti nell'arco di una vita umana, scelga i volumi che corrispondono alle sue inclinazioni, prediligendo quelli umanistici piuttosto che quelli scientifici, o quelli letterari, o altro. Con queste scelta selettiva, l'individuo determina la successiva tappa evolutiva del suo genoma.
Ora, occorre domandarsi "chi" operi la scelta di alcuni volumi invece di altri; quale entità individuale abbia questa facoltà di scelta che è libera, cioè non determinata dal codice genetico che l'ha generato organicamente. Dove, e cosa, è questo Ente? Quale "coscienza" operativa e volitiva?
Tralasciando di esaminare a fondo questa faccenda, chi scrive si limita a considerare come non tutti gli individui abbiano questa facoltà decisionale; e che - tra quelli che ce l'hanno - alcuni la usino a scopi adattivi, ed altri - una netta minoranza - a scopi ultra-evolutivi, tali da prefigurare un Uomo oltre l'uomo.
Per questi ultimi occorrerebbe rispolverare un'altra scienza genetica, studiata soltanto in ambito tradizionale, che è la Palingenetica.
Chi scrive suggerisce che non più lo studio, ma l'applicazione di questa scienza, sia disponibile all'umanità soltanto da poco, mentre potrebbe esserlo stato ad alcuni rari viandanti della storia umana che - nel corso dei millenni - hanno creato le condizioni di base (forse agendo in modo... epigenetico) perché fosse per tutti, mentre ne tramandavano l'un verso l'altro i principi fondanti.
Esiste una genetica spirituale... e non è cosa astratta.

 INCONTRI DEL PHOLETERION 20
"La notte dei tesori svelati"          
  Ognuno è uno scrigno prezioso ma è sepolto così in profondità
da essersene dimenticato. 
In questa notte i forzieri saranno aperti per essere finalmente mostrati. 


un'occasione per trarre dai cassetti quelle espressioni artistiche, 

quelle confessioni del cuore fatte a se stessi,

quelle attitudini al bello e all'armonia,
per lasciarle vedere, senza ostentarle, ad amici che siano disposti a fare lo stesso.
La ricchezza dei talenti umani sepolti, che si rivela e rende ricchi...

DOMENICA 7 OTTOBRE 2018 - Orario: dalle 18:30
Vermicino (RM)

Incontro informale aperto a tutti su prenotazione
(per info e prenotazioni: pholeterion@fastwebnet.it)


lunedì 10 settembre 2018

Invito


 INCONTRI DEL PHOLETERION 20

"La notte dei tesori svelati"          

  Ognuno è uno scrigno prezioso ma è sepolto così in profondità da essersene dimenticato. 
In questa notte i forzieri saranno aperti per essere finalmente mostrati. 


un'occasione per trarre dai cassetti quelle espressioni artistiche, 
quelle confessioni del cuore fatte a se stessi,
quelle attitudini al bello e all'armonia,
per lasciarle vedere, senza ostentarle, ad amici che siano disposti a fare lo stesso.
La ricchezza dei talenti umani sepolti, che si rivela e rende ricchi...

DOMENICA 7 OTTOBRE 2018 - Orario: dalle 18:30
Vermicino (RM)

Incontro informale aperto a tutti su prenotazione
(per info e prenotazioni: pholeterion@fastwebnet.it)

Il tesoro nascosto di Como

domenica 9 settembre 2018

L'Amore è un'altra cosa

L'Amore è libertà, ed è l'espressione di libertà dei liberati.
L'Amore non è paura, non è bisogno, non è obbligo, non è senso di colpa, non è abitudine, non è legame, non è affetto, non è pietà, non è opportunismo, non è altruismo.
In qualsiasi atto umano si affacci uno di questi affioramenti dell'anima, ebbene si sia certi che in quell'atto non c'è Amore; e si sia certi della propria ipocrisia se si osa chiamarlo così.
L'Amore non è cosa che si possa "provare", ma è cosa che "prova"; è uno e totalizzante, tanto che ove c'è Amore non vi può essere spazio per nessun sentimento, ma solo per l'ardore, l'avvampare della passione che brucia ogni cosa, anche la carne. E che non è un sentimento...

sabato 8 settembre 2018

Liberazione

Dal punto di osservazione di chi scrive, si può constatare come molti dei malanni (psicologici e anche fisici) delle persone, derivino da relazioni (personali, sociali, affettive...) fondate sul reciproco sostegno e conferma delle proprie negatività. (considerate erroneamente come propria identità: "io sono fatto/a così").
Queste persone soffrono, ma sono come incatenate dalla relazione, e alla situazione che essa inevitabilmente genera, tanto che, data questa, è facile prevederne gli esiti infausti a breve, medio e lungo termine. Esiti che sembrano ineluttabili dal momento che la loro causa è anche il nutrimento principale dell'identità di chi ne è divorato. Per cui questi si vede costretto a scegliere tra due "morti" temute: quella per "fame" e l'altra per "avvelenamento".
Situazione dalla quale - dunque - sembra impossibile uscire, se non con una fuga, che però non è mai una fuga reale (ossia un allontanamento deciso, fisico e mentale dalla situazione e delle relazioni che la determinano accettando la solitudine) ed è quasi sempre una fuga nell'immaginario, nel sogno, nel sonno della coscienza: dipendenze varie, dunque, di ogni tipo (dal sesso, all'abuso di sostanze o abitudini ossessive) o derive misticheggianti e pseudo-religiose; oppure nella depressione apatica ed insensibilizzante, che funzioni da anestetico, come a volte fanno anche gli eccessi pericolosi ed adrenalinici.
In parole povere, al dolore dell'esistere si risponde con una sorta di bulimia generalizzata o all'opposto di anoressia, che è totale mancanza di desiderio di nutrirsi, di ap-prendere, quindi di crescere.
Tutto ciò è il prodotto - ripetiamo - di situazioni relazionali, certamente famigliari ma non solo.
Chiamiamo qui - con un eufemismo - "situazioni relazionali" quelli che sono invece semplici "legami", cioè catene, legacci, impedimenti... una persona legata in catene in una cella non può star bene qualsiasi cura le si pratichi, ed è facile prevedere che ammalerà e che non avrà condizioni per guarire dalla malattia se non a condizione della liberazione.
Ora, riflettendo a questo, potrà apparire come questa prigionia appartenga, in fondo, alla condizione umana in sé, concepita come è come somma di relazioni utili alla sopravvivenza (dell'individuo, del gruppo, o del sistema di relazioni stesso?).
E allora, la Liberazione in che consisterebbe? Sebbene non appaia ancora nella sua completa drammaticità (oscurata com'è dalla drammaticità degli esiti della prigionia) questa è la domanda che l'Uomo è ora costretto a porsi ed alla quale cercare urgentemente risposta. Non pare ancora, ma sarà presto questione di vita o di morte.

domenica 2 settembre 2018

Il crollo dei ponti

Vostro Padre e vostra Madre si sono separati, dopo un matrimonio durato millenni.
Come capita spesso, vostra Madre è rimasta nella casa di famiglia, e vostro Padre si è allontanato, andando a vivere lontano, in un mondo nuovo, dove ha iniziato a crearsi una nuova Vita.
Vi è stata data la possibilità di scegliere tra vivere con vostra Madre o con vostro Padre, ma quando è accaduto eravate piccoli, e avete preferito restare con la mamma; anche papà ha ritenuto fosse meglio così, all'epoca.
Ora siete cresciuti. Avete, durante tutto questo tempo, incontrato vostro Padre nei fine settimana, o qualche volta - più a lungo - durante qualche vacanza. Non lo conoscete molto, e non avete con Lui la confidenza tenera che vi lega a vostra Madre. Ora però potete scegliere dove vivere, e dovete lasciare la casa materna per farlo da soli, in autonomia.
Alcuni di voi fratelli hanno preso ad andare a trovare vostro Padre più spesso, e hanno valutato l'idea di andare a vivere nella sua zona, più a Nord; altri non hanno voluto lasciare sola vostra Madre neanche per un attimo, ritenendo che sia Lei ora ad aver bisogno di cure.
Siete molti, voi fratelli, ma siete tutti gemelli, e il vostro compleanno cade per tutti nello stesso giorno. Quel giorno, sia vostra Madre che vostro Padre reclamano la vostra presenza presso di loro per festeggiarvi, e sta a voi decidere da chi andare... così alcuni fratelli vanno dalla Madre, altri dal Padre.
C'è un ponte che unisce le due lontane città in cui vivono i vostri genitori, e questo ponte è improvvisamente crollato mentre stavate festeggiando; e così finché non sarà ricostruito - se mai lo sarà - ogni gruppo di fratelli resterà isolato dagli altri e dall'altro genitore.
Siete in questa situazione, ed è bene che vi chiediate da quale sponda del ponte vi troviate e presso quale dei due genitori d'ora in poi vivrete.
Non è stato il caso a deciderlo, ma voi stessi, quando avete deciso con chi avreste passato il giorno del vostro compleanno.
Ogni volta che attraversate un ponte, ricordatevi che potrebbe crollare prima che possiate tornare indietro.

domenica 26 agosto 2018

Il mestiere della lampadina

Una certa lampadina che viveva piantata in un giardino, accendendosi automaticamente al crepuscolo, brontolava rivolta alla lampadina vicina, che era rimasta spenta:
- "Quando si fa il mestiere della lampadina, e si hanno solo i turni di notte, ci si abitua a vedere avvicinarsi solo le farfalle. Poiché sono gli unici esseri viventi a sentirsi attratti, si vuol loro molto bene; ma le farfalle imparano presto che, ad avvicinarsi troppo si rischia di rimanere bruciate. E così si mantengono a distanza di sicurezza, attratte e insieme respinte. Il mestiere della lampadina è un bel mestiere, sì... ma anche molto solitario..."
L'altra non rispose: forse era di quelle che si accendono solo a comando, o forse, più probabilmente, era fulminata.


mercoledì 22 agosto 2018

Padroni di casa

Se uno è padrone di una casa, la tiene in ordine e pulita, perché gli sia di conforto.
Ma se uno pulisce case, non ne diventa solo per questo il padrone.
Così, se uno è padrone della propria vita, la tiene in ordine e pulita; ma occuparsi soltanto di vivere bene non ha mai reso nessuno padrone della propria vita.

domenica 19 agosto 2018

Allergia a se stessi

L'allergia è l'incapacità del Sistema Immunitario di stabilire con certezza cosa sia "me" e cosa sia "altro da me", e quindi possa risultare potenzialmente pericoloso.
E' dunque uno stato confusionale su quello che si è, su quello che ognuno può chiamare con certezza "Io".
In questa confusione il S.I. attacca agenti niente affatto pericolosi (persino spesso benefici) come se fossero nemici mortali, oppure scambia parte di sé con agenti nemici esterni, e finisce quindi per aggredire se stesso, fino a distruggersi.
In questo senso non è errato dire che l'individuo risulta allergico a se stesso, non si sopporta, si vive come un nemico interno, e d'altra parte si identifica col proprio aguzzino.
In questa confusione, l'odio verso il diverso (di tutti i tipi) non è che la manifestazione esteriore dell'odio che si ha verso se stessi associata all'incapacità di definirsi come essere individuato e dai margini netti. E' la disperazione di non sapere "cosa" si sia, e di non avere nessuno di cui fidarsi e a cui chiederlo.
Non vi è terrore più grande che quello di temere che il proprio assassino viva nella propria stessa casa... e che si chiami Io. Ed è un terrore che non consente di ammettere questa verità terribile in un colloquio interiore, perché l'interlocutore è proprio questo Io... che è anche l'oscura presenza alla quale ci si riferisce quando si dice: "c'è qualcosa più forte di me che mi obbliga (o mi impedisce) di fare qualcosa".
Ora, quanti oggi non soffrono di allergia o almeno di intolleranza? Ovvero, quanti oggi riescono ancora a tollerarsi abbastanza da non temersi e da non aver voglia di fuggire da loro stessi? Quanti possono fidarsi di se stessi abbastanza da chiedersi chi sono e sentirsi dare un risposta?

Pholeterion

sabato 18 agosto 2018

Amicizia

Molti chiamano "amicizia" la disponibilità reciproca ad ascoltare, pensando ai fatti propri, mentre l'altro parla a se stesso di se stesso.

venerdì 17 agosto 2018

Locazioni

Si può venire al mondo come si entra in una casa nuova, e passare tutto il tempo in cui vi si rimane ad averne cura, e ad occuparsi della manutenzione ordinaria, mentre la si usa.
E si può farlo entrando come in un monolocale e passare tutto il tempo ad ampliarlo fino a farlo diventare una cattedrale gotica, perché alla fine vi entrino molti altri.
Sono due atteggiamenti, che distinguono (essi solo!) due razze di uomini.

mercoledì 15 agosto 2018

Le idee di Porfirio

“La morte è di due tipi: la prima, più conosciuta, che avviene quando il corpo si scioglie dall'anima,
e la seconda, quella dei filosofi, che avviene quando l’anima si scioglie dal corpo; 
e la seconda non segue affatto la prima.”


Quando queste due cose, l'Anima (maschio) e il Corpo (femmina), dopo essere stati impastati insieme a costituire - secondo quanto ci è stato detto - la vita umana (solo quella umana), decidono di separarsi come una vecchia coppia di amanti in cui sia cessata l'attrazione erotica, occorre stabilire a chi sarà affidato il Figlio, che è la Coscienza, se l'unione è risultata feconda.
La separazione, o meglio la soluzione (scioglimento) che Porfirio attribuisce ai filosofi è quella in cui il Figlio è affidato al Padre, cosa che accade raramente. Come sempre più raramente le unioni risultano spontaneamente feconde.
Sarebbe comunque cosa buona che ciascuno, ogni volta che muore, si chieda con chi sta il Figlio... ad esempio, ogni anno, nel giorno del proprio compleanno si celebra la morte a un mondo e la nascita a un altro... ed è il momento giusto per porsi questa domanda.