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sabato 28 aprile 2018

Ignoranza

La massima offesa che si può arrecare a qualcuno, è ignorarlo, come se non esistesse.
Mentre vi invito a ignorare chi vi ignora con la stessa stolida perseveranza, rilevo che, se l'ignorato è con ciò umiliato, l'umiliante è, con ciò, ignorante.

martedì 24 aprile 2018

Marcia trionfale 2

Un giorno venne un tale, e disse al muto che era non uno a cui mancava qualcosa, ma uno che non aveva bisogno della parola per comunicare.
Gli spiegò che in certi altri mondi, l'uso della parola era stato abbandonato da tanto, e che, provenendo lui da uno di questi mondi, aveva dimenticato come si fa. Il linguaggio era divenuto silente; e non si trattava di telepatia, ma di "comunione". Infatti, tutta la conoscenza era raccolta in un solo posto, e ognuno disponeva dei dispositivi biologici per accedervi in ogni momento. In questo modo, comunicare era accedere alla sola conoscenza e alla sola verità nello stesso momento. Così nessuno poteva più mentire o ingannare: a che serviva? E a che poteva servire il potere se tutti ce l'avevano?
Disse, quel tale al muto: "Ci sono certo molti logopedisti che potrebbero insegnarti a cantare, oltre che a parlare, perché non ti mancano gli organi per farlo, ma si sono solo impigriti dato che non li usi più da millenni, nel tuo mondo. Io non sono uno di loro. D'altra parte, così non potrei che insegnarti ad entrare nel coro, distruggendo la libertà che risiede nel tuo mutismo. Io sono qui per insegnarti ad insegnare a chi parla e canta qui come si comunica, in libertà, nel mondo da cui provieni, Sono qui, dunque, in sostanza, solo per ricordarti da dove vieni e chi sei davvero."
Ora, se fosse stato un cantore a ricevere queste parole, avrebbe fatto tante domande, avrebbe chiesto da quale libro il Tale avesse imparato quello che diceva, avrebbe confrontato questa visione delle cose con quella di altri, in particolare dei logopedisti che della materia sapevano tutto, e alla fine avrebbe detto che lui sapeva già parlare e cantare e quindi sapeva comunicare benissimo: non aveva bisogno di altro: viveva in questo mondo, dove, se fosse diventato muto, sarebbe stato emarginato.
Non così il muto: non sapendo usare quel tipo di linguaggio, fu subito portato ad accedere a quella conoscenza di cui il Tale gli aveva ricordato l'esistenza nel proprio mondo... e aveva riscontrato che il Tale diceva la verità. Cosi, nella conoscenza unica e di tutti, aveva risposto in silenzio: "Bene, insegnami, così insegnerò; perché capisco che se sono qui non può esserci altro motivo."



lunedì 23 aprile 2018

Marcia trionfale

Fu chiesto a un muto di cantare la "Marcia trionfale" dell'Aida, pena severe sanzioni.
Il muto non cantò, e fu severamente punito come promesso.
Si vide così come chi aveva dato l'ordine non intendesse ascoltare della buona musica, ma punire il muto con un pretesto.
Così fa sempre il potere. E così esso dimostra però di non avere alcun potere sui "muti", che fanno quel che vogliono, all'interno di quel che possono. Ed esercitano con ciò la libertà negata ai cantori, ricavandone in cambio una punizione che ritengono valga tuttavia la pena di sopportare, pur di esercitarne il Potere.

Un coro, fuori del Tempio.

domenica 22 aprile 2018

I benefici della vita monastica

Un tale fu presentato a un maestro, sperando che questi lo accogliesse. Fu accolto, e siccome a tutti venivano decantati i poteri che dal quel maestro emanavano, una persona vicina al maestro gli chiese: "Sarà ricco costui?". "Ricco no, - fu risposto - ma certo benestante."
Quel tale era convinto, e non riusciva proprio a credere altrimenti, che ogni male derivasse dall'aver messo il denaro al posto di Dio, e dall'aver gli uomini create leggi al solo scopo non di fare giustizia, ma di garantire l'accumulo e il possesso personale di denaro. Cosicché, avendo rifiutato per mero rispetto verso se stesso, di assoggettarsi a regole siffatte, era stato pian piano allontanato dalla comunità, ed era finito a vivere, in povertà, appena fuori del villaggio. Così passarono gli anni.
Un giorno venne da lui una donna con in mano una piccola scatola. "Te la manda il maestro", gli disse.
Il povero l'aprì e vi vide dentro un biglietto da una lira. Stupito, la prese in mano, e subito, tra le sue stesse mani, i biglietti presero a moltiplicarsi; e non in biglietti da una lira, ma da cento, e mille, e centomila lire. Il tale allargò le mani e lascio cadere a terra tutto quel denaro, che solo allora smise di moltiplicarsi.
La donna che gli aveva recato il dono era fuori di sé dalla gioia e dall'ammirazione per i poteri magici del maestro.
- "Sei ricco!", esclamò, e prese a contare tutti quei biglietti. Era una somma imponente.
- "Sai che il maestro sta per venire al villaggio? perché non vieni con me per incontrarlo e ringraziarlo?"
- "Certo!", rispose il tale; si rese conto però che, nella sua povertà, non disponeva nemmeno di una borsa in cui riporre tutto quel denaro, e così, non sapendo come conservarlo, ebbe l'idea di metterlo nelle scarpe, dato che aveva le suole sfondate e gli sarebbe stato anche utile per il cammino.
Giungendo al villaggio (i sassi facevano meno male con le scarpe imbottite!) incontrò sulla via il maestro che sopraggiungeva.
-"Grazie, maestro - disse un po' confuso dal'aver avuto quello che detestava -, mi hai fatto un grande dono; ben oltre ciò di cui avrò bisogno per il resto della mia vita!"
- "Quale dono?"
- "Tanto denaro!"
- "Ah, no! - disse il maestro - hai capito male... non ti ho donato il denaro, ma ti ho donato la facoltà di moltiplicare le cose che prendi tra le tue mani. E siccome hai messo il denaro sotto i tuoi piedi, ora so che hai le qualità per moltiplicare ciò che è veramente il Bene!"

domenica 15 aprile 2018

I Soli

Qualcuno, che non capiva la naturale tendenza alla solitudine di un tale, gli disse, con un tono di pallido sdegno: "La solitudine è un lusso energetico!". Lusso che, secondo lui, quegli non poteva permettersi.
La solitudine è una qualità, o una caratteristica, innata. Così come alcuni nascono ricchi, nel lusso economico, altri nascono soli: hanno quest'altro lusso.
Mentre i primi saranno sempre circondati da amici (non sempre sinceri, certo), la solitudine dei secondi susciterà rivelandole le caratteristiche antropologicamente più antiche dei predatori.
Chi segue con qualche interesse i documentari naturalistici, sa che i predatori tendono a ricercare nei branchi, quali loro possibili prede, gli individui più deboli, e  lavorano per isolarli. Il branco raramente si sofferma a proteggere il predato, perché è così preso dalla necessità di continuare il viaggio che lascia indietro quelli che non seguono il passo.
Una volta isolato, solo, ai predatori che hanno ottenuto questo isolamento, si aggiungono altri predatori, i più pigri e sornioni, quelli che approfittano del successo degli altri.
Così, isolato, debole, stremato dalla necessità di proteggersi, alla fine l'individuo predato si lascia sbranare, per sfinimento.
E' questo il lusso energetico della solitudine. Ma siccome è un dono di nascita, noblesse oblige a subirne le conseguenze senza fiatare, senza lamenti, senza richiesta di aiuti. D'altronde beata solitudo, sola beatitudo.
Ma gli universi girano intorno ai Soli.


venerdì 13 aprile 2018

Orgoglio e dignità

Chi scrive è abituato a osservare in ogni evento, e in ogni cosa, e in ogni vivente, un segno dell'aspetto intrinsecamente numinoso della vita.
Questo atteggiamento gli impedisce di ravvisare il male assoluto, anche nei comportamenti e nelle vicende umane più efferate. in quanto crede di vedere come ogni bene assoluto non possa passare che per la dissoluzione o - al peggio - per la distruzione anche traumatica degli impedimenti alla sua manifestazione, luminosa e solare. Queste distruzioni, e null'altro, sono percepite come il male.
Tuttavia non può non rendersi conto che, per coloro che vivono personalmente cataclismi, ingiustizie, distruzioni, malattie, guerre, povertà e disperazione, sia assai difficile trovare il numinoso in questi patimenti.
Eppure c'è. E chi non ha più niente, ha spesso una dignità residua che non riesce ad essere scalfita neanche dalle peggiori aggressioni, espulsioni, insulti e indegne persecuzioni. Dignità che manca sempre agli aggressori, che nell'aggredire mostrano il loro degrado.
Se quindi i valori umani potessero essere misurati non sul denaro che si possiede (con relativo potere), ma sulla dignità che obbliga anche il misero a non ostentare per pudore la propria miseria, ritenendola qualcosa di proprio, di intimo, di cui andare fieri come valore, perché testimonia almeno che egli non ha mai sottratto nulla a nessuno (ché non sarebbe altrimenti così misero); ebbene se  i valori umani, dicevo, potessero esser misurati sulla dignità, sarebbero ben pochi gli esseri umani cui attribuire questo nome.
Chi scrive auspica che maturino i tempi nei quali questi miseri dignitosi ed orgogliosi, questi aristocratici fieri del proprio valore umano ed ultra-umano, e sdegnosi di altri valori, possano ritrovarsi e fraternamente dare luogo a un salto quantico dell'Essere Umano.
A volte, chi scrive, sente l'impulso - inutile, certo - a lanciare un appello perché questo si realizzi subito.

venerdì 6 aprile 2018

Evento


Sperando di non arrecare disturbo, alleghiamo la locandina di un incontro programmato per il 6 Maggio 2018. che vi preghiamo di estendere anche a persone che ritenete possano essere interessate. Si tratta di una conversazione con Sergio, seguita da una pratica.
Potrebbe essere un’occasione per incontrarci, e speriamo che lo sia davvero.



mercoledì 4 aprile 2018

Fenomenologia dell'espulsione

Quando la solita farfalla esce dal solito bozzolo che essa stessa ha costruito nella sua precedente fase evolutiva, il punto di vista della farfalla è di essere nata con un atto di liberazione; il punto di vista del bozzolo, che cade morto ai suoi piedi, è di averla espulsa.
L'espulsione è una legge eterna, che sta alla base della fisiologia di ogni nascita, o rinascita.
La madre espelle i propri figli per dar loro la libertà e l'autonomia, e lo fa con dolore; quindi non lo farebbe - forse - se non fosse obbligata dal fatto che il figlio è troppo grande per poterlo ancora contenere.
Così, ogni espulso è tale perché troppo grande per essere contenuto dal luogo che egli stesso ha contribuito a far vivere; luogo che, come il bozzolo, nell'espellerlo cessa la sua funzione e muore.
Gli espulsi sono i vivi. Quelli che si adoperano per far sopravvivere i bozzoli (di qualunque natura siano) ne traggano la conseguenza.


domenica 1 aprile 2018

Liberazione e Resurrezione

Abbiamo bisogno di una nuova visione, stereoscopica, circolare, totale. Dunque non più di una vista (che è funzione ottica di organi sensoriali), ma di una percezione contemporanea di Tutto: creato e increato, passato e presente. Una visione estatica, immediata ed eterna.
Abbiamo vissuto la nostra vita e quella dei nostri predecessori accontentandoci di vedere una cosa alla volta, e questo abbiamo insegnato ai nostri successori, consegnando loro gli occhi della vista, e non gli organi della visione; così abbiamo abituato noi stessi, e gli altri, a considerare non le cose, ma la differenza tra le cose che di volta in volta abbiamo viste, e abbiamo voluto osservare analiticamente, mentre eravamo ciechi alla complessità di tutte le altre, che vivevano intanto.
La compresenza di Tutto nel tempo e nello spazio non può essere colta da una sguardo, e da una mente e da un logos, analitici. Quindi dobbiamo poter accedere a una coscienza che emerge dal Tutto, come la schiuma da un mare scosso da onde; e come questo mare in movimento dovremmo poterci auto-percepire. Le cose sono i disegni composti dalle onde, e noi siamo fatti della stessa sostanza che le produce. Le cose esistono momentaneamente, ma non sono, perché non possiedono il dono della Permanenza, stato questo che è dell'Essere.
Abbiamo bisogno di non incagliarci nelle ristrettezze delle scelte alternative, perché noi non viviamo una cosa alla volta, ma tutte le cose insieme.
La liberazione è nella possibilità di guadagnare questa percezione di essere Tutto nel Tutto, e la resurrezione nel generare una Umanità che abbia questa unica coscienza come stato di coscienza perenne.
PHOLETERION

Questo è il compito di trasformazione di chi è Vivente. E poiché il Tutto non può contenere che tutti i tempi nella contemporaneità, non si può dire correttamente che è il compito di chi è Vivente oggi: è il compito eterno dei Viventi.